Nella serie "I Segni del tempo" l'artista reinterpreta la sua personale visione dei giochi, dei mestieri, dei racconti della sua terra.
Le acqueforti (cm 25 x 35, 12 soggetti tiratura 1 a 50, disponibili anche acquerello + china), impreziosite dalla tecnica della cartoggettografia, ricordano antichi e nuovi giochi e inventano nuove favole attingendo ai ricordi, alle reminiscenze, alla memoria. I titoli si rincorrono: "Agilulfo e il dragone, O trave e fuoco, Altalena a bilico, Il Sogno di Don Chisciotte, Mazzamauriello, Il Cerchio magico, Uno mpont'a luna, Seca seca Masto Ciccio, Ntuzza a Furmelle, La cavallina, Mazzeca e tacchero, Il gioco della corda, del cucchiaio e della candela". Completano la serie le cartoggettografie multi colorate (in più versioni: cm 25 x 35, 35 x 50 e 50 x 70). Molteplici i riconoscimenti ricevuti in qualità di incisore da critici di rilievo internazionale. Nel 1979, Enrico Crispolti nel catalogo Bolaffi, riconosce la genialità della tecnica di sua invenzione, la cartoggettografia. Ma già nel 1968Giorgio Trentin lo segnala alla Biennale dell'Incisione di Venezia apprezzandone, poco più che ventenne, "la sincerità di una visione emotiva portata ad indagare, con senso commosso di partecipazione, nel clima, autentico, di un mondo popolare, di una umanità di genti umili e semplici, colta nella verità delle proprie vicende quotidiane, di un mondo tradotto nel ritmo di un linguaggio aspro e penetrante, scavato, e nella freschezza di un racconto, quasi fiabesco". Ne "I Segni del Tempo" l'acquaforte e la cartoggettografia si incontrano di nuovo e riprendono un percorso iniziato negli anni '60, proseguito poi con i "Giochi della Memoria" tra gli anni '80 e '90. La ricerca etnografica, identitaria, storica e antropologica, si sedimenta nei giochi, leggende, detti popolari delle acqueforti, sedimentando l'innovazione e l'astrazione dei segni fossili. Ed è sempre il torchio dell'artista che imprime e sviluppa una nuova ricerca cromatica nelle sue cartoggettografie. L'ingombranza dello strumento (torchio) e l'impossibile replicabilità e standardizzazione della tecnica (incisione) scompaiono in un un accostamento (acqueforti e cartoggettografie) ancora inedito e inesplorato dopo quaranta anni dalla sua invenzione alla fine degli anni '60.